cristallizzando alcuni momenti salienti della storia dell'istituto portò nella prima metà degli anni Sessanta alla creazione di un «archivio storico». Formato da oltre 160 raccoglitori numerati e collegati ciascuno a particolari eventi per lo più celebrativi della vita della banca o dei suoi massimi dirigenti, esso ha molte delle caratteristiche di una raccolta di documenti piuttosto che di un archivio. Per questo motivo esso presenta da un lato l'interesse immediato di restituire informazioni e immagini che, lasciate nella collocazione originaria, sarebbero oggi probabilmente disperse o di difficile reperimento; dall'altro, l'interesse riflesso di fare luce sul modo in cui i vertici aziendali percepivano il passato dell'istituto e ne elaboravano l'immagine a beneficio proprio, dei dipendenti e del mondo esterno. Al di là di tale episodio, all'interno del Banco Ambrosiano l'attenzione per gli archivi periferici della banca pare essere stata prioritaria nel tempo e preminente. Al più tardi all'inizio degli anni Cinquanta, infatti, la gestione di tali depositi veniva istruita secondo criteri uniformi da una circolare interna che codificava la figura dell'archivista di filiale, regolamentava l'accesso alla documentazione e fissava in un massimario i termini di conservazione delle principali tipologie documentarie. Maggiore autonomia è stata lasciata ai servizi della direzione centrale, per i quali non si sono reperiti sinora schemi di regolamentazione o strumenti di gestione quali un quadro di classificazione o un massimario. La sola indicazione pervenuta è l'obbligo di conservazione perenne per i documenti del personale e dell'ufficio legale. Riferendosi allo stato di conservazione della documentazione del Banco Ambrosiano, non si può tralasciare un accenno alle conseguenze che le vicende societarie, ossia la discontinuità tra l'istituto e il Nuovo Banco Ambrosiano, i lavori della liquidazione, le necessità processuali e le indagini degli organi inquirenti hanno avuto sulle carte, prevalentemente in termini di frammentazione delle serie, talora di dispersione.
Nel caso della Banca Cattolica del Veneto il quadro che emerge dalle ricognizioni sinora effettuate ritrae una situazione di scrupolosa cura per la conservazione della documentazione storica dell'istituto. Anche qui, come nel caso del Banco Ambrosiano, le serie meglio preservate afferiscono ai servizi della segreteria generale, della contabilità e del personale. Sebbene non si sia potuto sinora raccogliere informazioni puntuali sulle pratiche e sugli strumenti di gestione adottati nel corso del tempo, anche la Banca Cattolica del Veneto si è servita di archivi periferici, laddove gli spazi a disposizione delle filiali ne permettevano la formazione. Come il Banco Ambrosiano e Citibank Italia con i magazzini di Cesano Boscone e di Casandrino (Napoli), anche la BCV attivò tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta presso il centro di Torri di Quartesolo di recente costruzione un archivio di deposito centralizzato.
Venendo al Banco Ambrosiano Veneto l'intenso processo di crescita negli anni Novanta ha avuto sulla documentazione un impatto significativo. Per un verso ha comportato una crescita consistente dei volumi cartacei e processi di ristrutturazione interni che - in un contesto di lievitazione del costo degli spazi - hanno complicato la gestione delle carte. Per altri versi ha arricchito in modo significativo, sotto il profilo qualitativo, il patrimonio documentario storico del gruppo, determinando l'apporto di fondi di numerosi istituti di credito operanti nel meridione d'Italia, non di rado dotati di lunga tradizione storica. A fronte di questa situazione, la costituzione dell'Archivio storico del Banco Ambrosiano Veneto ha avuto inizio con una ricognizione sui depositi documentari volta a censire il materiale esistente. I criteri che la informano sono basati su un principio di «precedenza gerarchica», in ragione del quale è data priorità alle carte prodotte dagli organi e dalle istanze «alte» degli istituti confluiti nel gruppo (verbali delle assemblee, del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo, carte della presidenza e degli amministratori delegati, ecc.), per arrivare agli organi e ai servizi esecutivi e/o periferici (articolazioni della direzione centrale, rete delle filiali e partecipate italiane ed estere, ecc.). Questo criterio generale è usato con flessibilità, derogandovi ogni volta che la documentazione presa in considerazione si presta a illustrare con efficacia le peculiarità storiche degli istituti censiti. |