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La Banca Commerciale Italiana fu fondata a Milano il 10 ottobre 1894 per iniziativa di un consorzio di banche tedesche, austriache e svizzere. Fu gestita dai suoi primi direttori, i tedeschi Otto Joel e Federico Weil, secondo il modello della banca universale, diffuso in Germania, che prevedeva l'erogazione del credito soprattutto alle grandi imprese industriali, con un rapporto esclusivo di «Hausbank» e il loro accompagnamento alla quotazione in borsa.

La Comit fu la banca che maggiormente contribuì all'espansione economica italiana dei primi decenni del Novecento, finanziando la nuova struttura industriale del paese con la raccolta di capitale di rischio per i principali settori (siderurgico-meccanico, elettrico, chimico, trasporti, tessile ecc.).
Fin dai primi anni la scelta fu a favore dell'espansione su tutto il territorio nazionale, partendo dai grandi centri. Allo stesso tempo, la Comit estese le sue operazioni al mercato internazionale, attraverso una rete di filiali e banche partecipate, che le hanno conferito il primato tra le banche italiane all'estero: nel 1910 fondò insieme alla Paribas la Banque Française et Italienne pour l'Amérique du Sud (Sudameris), con sede a Parigi ma attiva

nell'America Latina, mentre negli anni successivi furono aperte le prime filiali all'estero (nel 1911 a Londra e nel 1918 a New York).

Alla fine della prima guerra mondiale, la Comit contribuì alla riconversione postbellica dell'apparato produttivo italiano. Nel corso degli anni Venti, sotto la direzione dell'amministratore delegato unico, il noto banchiere di origine polacca Giuseppe Toeplitz, la Banca fu sempre più coinvolta nel finanziamento dei grandi gruppi industriali, diventandone in molti casi azionista di maggioranza, mentre nei riguardi del regime fascista mantenne un atteggiamento di prudente autonomia. Nello stesso periodo la Comit proseguì la sua espansione all'estero, soprattutto nell'Europa Centrale, Orientale e balcanica, fino alla Turchia e all'Egitto.
La grande crisi del 1929 colpì anche la Comit, immobilizzata dai crediti alla grande industria: nel 1931, nel quadro perturbato delle relazioni bancarie internazionali, dovette ricorrere al salvataggio dello Stato con la conseguente cessione del suo portafoglio industriale all'Iri, che nel 1934 divenne anche proprietario della Banca.

Sotto la guida dei nuovi amministratori delegati Raffaele Mattioli e Michelangelo Facconi e del giovane direttore Giovanni Malagodi, la Comit realizzò una radicale riforma organizzativa, introducendo processi di meccanizzazione, ridefinendo l'attività di sviluppo della clientela e ammodernando la routine per lo studio dei crediti e la valutazione delle prospettive reddituali delle imprese (attraverso il noto il «modulo 253»).
Con la legge bancaria del 1936, la Comit, insieme al Credito Italiano e al Banco di Roma, fu trasformata definitivamente in banca di credito ordinario (a breve termine), con la qualifica di «banca di interesse nazionale».
Significativa, e spesso anticipatrice, è stata l'attività di ricerca economica dell'Ufficio Studi, condotta sin dagli anni Venti con ottica internazionale e con attenzione all'analisi congiunturale e allo studio comparativo dei sistemi bancari. Antonello Gerbi, il "filosofo domato" nell'ironica definizione di Mattioli, è il direttore (dal 1932 al 1938 e dal 1948 al 1970) che ha maggiormente inciso sulla storia dell'Ufficio Studi, che riorganizzò e potenziò per rispondere alle esigenze di lavoro di una grande banca di deposito orientata al credito ordinario.
Mattioli guidò la Banca attraverso il difficile periodo bellico, durante il quale, dopo l'8 settembre 1943, furono create due direzioni (a Milano e a Roma). Come è noto, la Comit fu un centro di attività clandestina antifascista attraverso l'impegno personale di alcuni suoi dirigenti, come Ugo La Malfa, Sergio Solmi ed altri.
Alla fine della guerra, la Comit intensificò la sua posizione guida nel mercato internazionale, anche grazie agli stretti contatti, mai interrotti, con la finanza americana, e fu molto attiva nella Ricostruzione.
Nel 1946 fu decisivo l'apporto di Mattioli alla fondazione di Mediobanca, creata per il finanziamento a medio e lungo termine alle imprese, e guidata da Enrico Cuccia, già direttore centrale della Comit. Rimase costante il sostegno della Banca Commerciale al sistema industriale italiano, caratterizzato nel periodo del boom economico dal finanziamento a nuovi settori produttivi e alle piccole e medie imprese. Nel 1970 le azioni Comit vennero quotate in Borsa.
La direzione di Mattioli si distinse anche per il costante supporto al mondo della cultura e dell'arte, coinvolgendo la Banca nel finanziamento di attività editoriali e di ricerca, come la collana «Studi e ricerche di storia economica italiana nell'età del Risorgimento», e nell'acquisto di opere d'arte. Originale, nel panorama italiano, l'avvio di un piano organico di raccolta di opere d'arte contemporanea, curato da Vittorio Corna (responsabile del Personale della banca) e finalizzato a ottenere una panoramica delle nuove correnti artistiche dal 1950 in avanti, senza trascurare la grafica e i lavori di artisti giovani.
Nel 1972, dopo l'uscita di Mattioli, la Banca Commerciale proseguì la linea da lui tracciata sia nel finanziamento all'industria e al mondo della cultura (in primis la catalogazione organica dei Musei milanesi, giunta al 59° volume), sia nella leadership del settore internazionale. Proprio negli anni Settanta vi fu una nuova grande espansione all'estero, oltre che nelle zone già consolidate dell'Europa Occidentale e dell'area americana, anche nei mercati asiatici. Significativa fu, tra l'altro, la partecipazione nel 1973 all'EBIC (European Banks' International Company), in cui la Comit figurò tra le sette principali banche europee. Negli anni Ottanta la Comit fu inoltre la prima banca italiana a riallacciare i contatti con i paesi dell'Europa Orientale sotto l'influenza sovietica. All'inizio degli anni Novanta si allentarono i vincoli della legge bancaria del 1936 e la Comit poté realizzare una grande espansione territoriale in Italia, raddoppiando il numero degli sportelli (circa settecento).
Tra il 1991 e il 1994 si trasformò in gruppo bancario, con la possibilità di esercitare di nuovo il credito alle imprese secondo il modello della banca universale delle origini, ma riadattato alla realtà del tempo. Nel 1994, nell'anno del suo centenario, la Comit venne privatizzata con la vendita del pacchetto di maggioranza sul mercato da parte dell'Iri. Nel 1999 Banca Intesa ha acquistato il 70% del capitale della Comit; la fusione è avvenuta nel maggio 2001 dando origine a IntesaBci, rinominata Banca Intesa dal gennaio 2003.

Data ultimo aggiornamento 05-04-2008 02:19:25