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Mondo Intesa Sanpaolo

Messina: “Intesa Sanpaolo investe nella formazione di 5mila giovani”

Intesa Sanpaolo sosterrà la formazione di circa 5mila giovani nei prossimi 3 anni per accompagnarli nel mondo del lavoro nell’ambito della collaborazione con Generation, il progetto globale non profit creato da McKinsey nel 2015 con l’obiettivo di ridurre il fenomeno della disoccupazione giovanile. Lo ha annunciato il consigliere delegato Carlo Messina al termine dei lavori del convegno dedicato a “L’impegno sociale e culturale di Intesa Sanpaolo per l’Italia” che ha visto la partecipazione di personalità italiane e internazionali. A un anno di distanza dalla presentazione del piano strategico Messina ha ribadito che “l’aiuto ai bisognosi, l’attenzione ai giovani, la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, il sostegno all’economia circolare sono nel dna del nostro gruppo, rappresentano la nostra identità e vogliamo continuare a investire per fronteggiare l’emergenza delle persone: su questo fronte siamo la bandiera italiana fuori dal Paese”. Messina ha sottolineato “la forza delle fondazioni presenti nel nostro capitale”, spiegando che “pagare molti dividendi alle fondazioni permette a queste ultime di investire per i bisogni della società”.

L’impegno di Intesa Sanpaolo per migliorare le condizioni di vita degli italiani rimane solido e costante: “In una fase come questa, con il Paese che ha bisogno di crescere, noi ci siamo” ha aggiunto il consigliere delegato precisando anche che “il reddito di cittadinanza può essere fatto meglio, ma ora destiniamo le risorse a chi ha bisogno e poi pensiamo a migliorarlo”.

Il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro ha spiegato che “i mercati chiedono che le imprese non abbiano solo obiettivi finanziari perché quando la società soffre tutto viene messo a rischio, e chi opera nell’economia e nel risparmio, come le banche, deve intervenire”. 
 

Per questo, ha aggiunto, “l’impegno sociale e culturale è al centro dell’interesse di Intesa Sanpaolo”. Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, ha ricordato come il modello sociale e culturale sia congenito all’azione della banca e come questa azione nella società aderisca pienamente “allo spirito della Costituzione nel rispetto del principio di sussidarietà”.

Gros-Pietro: “L’impegno sociale e culturale è al centro del piano di Intesa Sanpaolo”
 

Tra i relatori, coordinati da Bruno Vespa, che hanno partecipato alle sessioni di approfondimento del convegno, Rob Kapito, presidente di BlackRock, uno dei maggiori investitori al mondo, ha riconosciuto che “Intesa Sanpaolo è un modello di riferimento a livello internazionale: una società ha bisogno di uno scopo e non solo del profitto e su questo fronte Intesa e BlackRock devono essere insieme alla guida della sostenibilità, per aiutare i giovani e chi ha bisogno”.
 

Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù che quest’anno compie 150 anni, ha sostenuto che “le nuove povertà derivano dai nuovi egoismi” e che l’obiettivo ambizioso è di costruire “un ospedale per tumori pediatrici e un centro per le cure palliative”. Ferruccio de Bortoli, presidente dell’Associazione Vidas, ha ringraziato Intesa Sanpaolo per il contributo e il sostegno alla costruzione della “Casa sollievo bimbi che sarà inaugurata il 27 marzo”. Sulle nuove povertà, Giuseppe Parma, direttore del Banco Alimentare, ha spiegato che nascono da un dato: “Nel nostro Paese ci sono 5 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari, ma solo 90mila tonnellate vengono recuperate e utilizzate. Fornire un pasto a chi ne ha bisogno difende la dignità delle persone e solo l’impegno e la collaborazione tra soggetti pubblici e privati può fronteggiare l’emergenza”.

La sessione dedicata all’arte e alla cultura è stata aperta da Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala, che ha portato la sua testimonianza di artista che fin da bambino si è formato alla scuola del prestigioso teatro milanese, invitando i giovani “all’impegno quotidiano, all’abnegazione, al sacrificio se si vogliono conseguire risultati di eccellenza”. Michele Coppola, direttore Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, ha sostenuto che “arte e cultura devono diventare per i giovani occasioni di lavoro e di crescita personale, soprattutto in un Paese come il nostro che possiede un patrimonio artistico senza paragoni”. Il Vice Presidente del Fai, Marco Magnifico, ha ricordato l’adesione popolare alla tutela del patrimonio artistico con circa “5 milioni di voti per il Luogo del cuore”, anche se a volte “burocrazie e invidie impediscono di realizzare le opere che sarebbero necessarie”.
Intesa Sanpaolo si pone, inoltre, l’obiettivo di diventare la prima banca Impact al mondo e questo tema è stato illustrato da Livia Pomodoro, presidente Impact advisory board, che ha definito “una svolta formidabile per il diritto allo studio” il prestito d’onore “Per Merito” che partirà il prossimo 25 febbraio, senza garanzie, rivolto a 1,6 milioni studenti universitari italiani. Marco Morganti, responsabile direzione Impact, ha illustrato la creazione di Fund for Impact, il fondo di 250 milioni di euro che consentirà l’erogazione di prestiti per complessivi 1,25 miliardi a categorie finora escluse dal credito.

L’economia circolare è la nuova frontiera dello sviluppo e di questo ha parlato Andrew Morlet, Ceo di Ellen MacArthur Foundation, esprimendo apprezzamento per il plafond di 5 miliardi destinato da Intesa Sanpaolo alle imprese che intendono scegliere questa strada di sviluppo: “Isp è nostro global partner e le sue scelte vanno nella direzione giusta per cambiare il modello di produzione e di sviluppo”.
L’ultimo capitolo è stato dedicato al Mezzogiorno. Gaetano Miccichè, presidente Banca Imi, ha richiamato le responsabilità pubbliche spiegando che “non si può accettare che un parte del Paese, il Nord, abbia una crescita del Pil del 2%, mentre l’altra metà, il Sud, sia a zero”. Marco Alverà, ceo di Snam, ha illustrato gli importanti investimenti del suo gruppo al Sud, “nel biometano e nell’energia solare, attività industriali adatte al Mezzogiorno”. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, infine, ha sostenuto che deve mutare il paradigma e che la “questione meridionale deve diventare la questione nazionale altrimenti non cambierà mai niente”.

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