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Economia e Mercati

Rapporto Intesa Sanpaolo:
la bioeconomia in Italia vale il 10,1% del Pil

Due milioni di addetti, un valore della produzione di 328 miliardi di euro pari al 10,1% del Pil. La bioeconomia, cioè il gruppo di settori che trattano materie prime rinnovabili di origine biologica, rappresenta una forza rilevante del sistema economico italiano capace di competere ai massimi livelli nell’Unione europea. Questo è l’identikit tracciato dal “Rapporto sulla Bioeconomia in Europa” curato dalla Direzione Studi di Intesa Sanpaolo e arrivato alla quinta edizione, di un settore ampio e articolato che offre grandi soddisfazione e performance invidiabili al nostro Paese in una fase di crescita dell’economia circolare. L’Italia, infatti, è in testa ai Paesi con il più alto tasso di riciclo di rifiuti biocompostabili (il 91% contro una media europea del 77%) ed è al secondo posto, dopo la Germania, per numero di occupati.

“Un sistema in crescita, un successo dell’economia circolare, con il primato europeo dell’occupazione“

Il Rapporto definisce meglio quest’anno il mondo della bioeconomia comprendendo anche alcuni settori a valle, come la componente bio-based dell’abbigliamento, della gomma e della plastica. Nel perimetro è compreso il ciclo idrico e la componente biocompatibile del ciclo dei rifiuti.

 

L’analisi di lungo periodo evidenzia un incremento del valore della produzione della bioeconomia negli ultimi 10 anni, sia in termini assoluti che in percentuale rispetto al totale dell’output dell’economia italiana: si passa dall’8,8% del 2008 al 10,1% del 2017. Sono in particolare tre i settori che hanno visto crescere la loro rilevanza sul totale della bioeconomia negli ultimi anni: l’industria alimentare e delle bevande, i servizi legati al ciclo idrico e di gestione dei rifiuti.

In particolare, per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, le stime originali sulla componente biocompatibile dei rifiuti portano ad un valore della produzione pari a 6,8 miliardi di euro nel 2017, in crescita dell’1,6% rispetto al 2016 e del 21,8% rispetto al 2008. Il Rapporto, inoltre rileva come il tasso di riciclo degli imballaggi in legno sia arrivato al 60%, tra i più elevati nell’Unione europea. Nell’industria del taglio e della piallatura del legno le imprese italiane occupano 104mila addetti (siamo secondi dopo la Germania) e siamo al sesto posto in Europa per superficie boschiva. 

Il Rapporto di Intesa Sanpaolo sottolinea, poi, nel più ampio scenario nazionale, come lo sviluppo della bioeconomia nel Mezzogiorno abbia una rilevanza particolare: l’adesione ai modelli dell’economia circolare e della bioeconomia possono infatti accompagnare il Sud verso un nuovo catching-up con le economie più avanzate. Esistono, infatti, grandi potenzialità, sulla base delle quali negli ultimi anni si è assistito allo sviluppo di alcune specifiche filiere e settori di eccellenza, che hanno già avviato un processo di riconversione non solo in termini di sostenibilità della produzione, ma anche di riorganizzazione industriale nell’ottica della bioeconomia. Un forte potenziale si intravede nella filiera agroalimentare e nella chimica verde che vede nell’ambito delle produzioni bio-based l’affermazione di diverse esperienze nelle regioni meridionali. La filiera del legno e della carta può rappresentare un’ulteriore leva strategica: nonostante il ridotto peso sul contesto nazionale, questi settori hanno una rilevanza maggiore nelle regioni del Mezzogiorno, con alcune regioni che presentano una spiccata specializzazione: Calabria e Sardegna nell’industria del legno (grazie anche alla buona dotazione di materie prime) e Campania ed Abruzzo per la carta. Inoltre, emergono segnali di una crescente consapevolezza degli attori pubblici e privati del potenziale legato alle produzioni sostenibili e ad una maggiore attenzione all’ambiente. Basti pensare, si legge nel Rapporto, a “Rete 100% Campania” che, partendo dalla carta da macero, mette in atto un ciclo di trasformazione di prossimità in grado di garantire che l’intera catena del valore resti sul territorio: la lavorazione in loco di 100mila tonnellate di carta proveniente da raccolta differenziata ha una ricaduta stimata in 300 posti di lavoro ed oltre 80 milioni di valore aggiunto.

Un altro segnale positivo è legato alla raccolta differenziata. I dati sul riciclo di carta e cartone negli ultimi anni mostrano infatti per il Sud, che parte da livelli più limitati, dei tassi di crescita più alti di quelli registrati per il Centro-Nord: le stime per il 2018 parlano di un Sud che cresce a velocità quadrupla rispetto al Centro-Nord (+6,9% contro un +1,4%).  Il Mezzogiorno ha tutte le potenzialità per fare proprio il paradigma dell’economia circolare: metterle a sistema, conclude il Rapporto, è il passo fondamentale per recuperare il gap esistente e per poter affrontare la sfida dell’innovazione e della competizione globale con le altre realtà economiche nazionali e internazionali.